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Frankenstein: da Mary Shelley a John Logan | Tesi universitaria sulla serie tv “Penny Dreadful”

Wondersss!
Ancora una volta chiediamo perdono per la nostra assenza, ma… finito Shadowhunters, finiti gli insulti AHAHAH Scherzo. Kinda♥
Anyway, le vostre pazze non vedono l’ora di tornare a commentare la serie tv più trash di tutti i tempi (anche di PLL e OUAT, fate ‘n po’ voi). Nel frattempo, molti mi hanno confessato di essere curiosi a proposito della mia Tesi di laurea (in privata sede scleriamo insieme per il fatto che, sì, JE L’HO FATTA👏👏👏) e quindi mo vi beccate tutto il secondo capitolo che parla di Penny Dreadful, una serie tv che mi ha sconvolto dall’inizio alla fine. Logan è un genio e io lo stimo e lo invidio da morire, sappiatelo tutti♥♥♥
Ma ora basta chiacchiere. La mia follia è ben esposta qui sotto, quindi enjoy♥
…Ah, non l’avevo ancora specificato? È Sam che vi parla *insert emoji lunga vita e prosperità here*

Frankenstein: da Mary Shelley a John Logan | Tesi universitaria sulla serie tv “Penny Dreadful”

Capitolo 2. Frankenstein in chiave moderna

  1. Penny Dreadful: Frankenstein di John Logan 

La prima trasposizione cinematografica di Frankenstein è un cortometraggio muto del 1910 di J. Searle Dawley e prodotto da Edison, dove il mostro non nasce per mezzo dell’elettricità, ma grazie a meccanismi alchemici; questo per rassicurare il pubblico ammorbidendo la parte scientifica e soffermandosi più sul tema psicologico del romanzo. Ma Dawley non sarà l’unico a stravolgere la storia di Mary Shelley. Nel lungometraggio di Joseph W. Smiley del 1915, Life Without Soul, il protagonista sogna di creare una razza senza anima ma invincibile e spietata. Nel 1931 James Whale dà vita ad un Frankenstein rimasto alla storia: qui nascono gli stereotipi dell’aiutante gobbo, la paura del fuoco, lo scienziato pazzo e la creatura malvagia che ha il cervello di un essere violento (in questo caso un omicida). Da questo film si sviluppano diversi sequel come Bride of Frankenstein (1935), Son of Frankenstein (1939), Frankenstein Meets the Wolf Man (1943) e Bud Abbott Lou Costello Meet Frankenstein (1948).
È evidente che le due figure dei protagonisti vengano ogni volta rielaborate, distorte e chiaramente semplificate, poiché ciò che impressiona il pubblico è l’azione, non tanto la psicologia dei personaggi:

Così il mostro, generando terrore attraverso il proprio aspetto o la propria crudeltà, fu pian piano ridotto a un essere stupido con la paura primordiale del fuoco, che si esprimeva a mugolii, mentre lo scienziato, il più delle volte, era solo un ambizioso folle creatore di abomini. (Borroni: 35)

Ne sono la prova i film Young Frankenstein diretto da Mel Brooks nel 1974, Monster Squad di Fred Dekker (1988) e Frankenhooker di Frank Henelotter (1989). E sebbene, come la figura dello scienziato, anche quella del mostro venga sempre ridotta alla scarna dualità negativo/positivo, a volte tendono a riaffiorare i tratti originali del romanzo di Mary Shelley: Frankenstein come il moderno Prometeo e la creatura come l’angelo caduto (Borroni: 35).
L’esempio recente di una riproduzione più fedele si trova nella serie televisiva Penny Dreadful. I penny dreadful sono pubblicazioni settimanali nate nel Regno Unito del XIX secolo. Si tratta di macabre e spaventose storie dell’orrore, di delitti e occulto, che contribuirono alla diffusione del romanzo gotico. Molti autori dell’epoca hanno infatti confessato di aver preso ispirazione da quelle pubblicazioni per scrivere le loro opere, autori del calibro di Robert Louis Stevenson e Bram Stoker; anche il noto personaggio di Sweeney Todd nasce in un penny dreadful.
John Logan, l’ideatore della serie, nonché sceneggiatore, produttore cinematografico e drammaturgo, ha affermato che, come nel XIX secolo per la prima volta i mass media hanno introdotto il genere horror nei salotti delle persone, lui avrebbe fatto la stessa cosa con la televisione. Da sempre affascinato dalla Londra Vittoriana, infatti, si chiese il motivo che rendeva tanto «moving» (Logan: special features S01) la produzione letteraria di quel periodo, soprattutto romanzi come Dracula, Frankenstein, The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde, The Picture of Dorian Gray e tutto il genere gotico in particolare.

Horror is about trying to codify anxiety, trying to name and understand those things we fear. At the onset of the modern age, these writers were able to transmutate that anxiety that Londoners felt about science, evolution, into stories about unease and anxiety. I thought, wouldn’t it be fun if I took the inspiration of these three classic books [Dracula, Frankenstein, The Picture of Dorian Gray] and started mixing, melding these stories into one new narrative. My aspiration was to create a Frankenstein’s creature and a Victor Frankenstein I found as moving as the characters in the book. (Logan: special features S01)

E continua dicendo di voler creare qualcosa di inquietante ma onesto, realistico. Logan intende portare sul piccolo schermo ciò che Mary Shelley, Bram Stoker e Oscar Wilde hanno compreso e sviluppato in modo eccellente nelle loro opere; ciò che li ha resi delle leggende di quel genere letterario: «They cut so deep into what it is to be alive, to be unhappy, to want. That, I think, is what we wanted to try to rediscover with Penny Dreadful» (Logan: special features S01).

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Per riuscire a tenere insieme tutti questi personaggi, la trama è creata in modo molto scaltro. Sir Malcolm Murray è in cerca di sua figlia Mina, rapita da una creatura oscura (Dracula). Per salvarla, lui e Vanessa Ives, un’intima amica di Mina spesso preda di possessioni demoniache, chiedono aiuto all’americano Ethan Chandler (nato Talbot, il primo uomo lupo della storia). Si imbattono nel dottor Victor Frankenstein quando hanno bisogno di informazioni riguardo al cadavere di un vampiro che hanno ucciso. A questo punto inizia a delinearsi la storia di ogni personaggio, a partire dall’aristocratico esploratore Malcolm Murray al nobile Dorian Gray con cui Vanessa ha una breve relazione. Entreranno poi in scena le creature di Frankenstein, il professor Van Helsing, Henry Jekyll, Renfield e la dottoressa Seward.
La prima scena che ritrae il dottor Frankenstein è piuttosto evocativa: Sir Malcolm, Vanessa e Ethan si recano dai “riesumatori”, ovvero uomini che trafugano cadaveri e li rivendono ai chirurghi poiché nelle scuole di medicina scarseggia il materiale su cui fare pratica. Victor è impegnato a lavorare ad un braccio chiaramente senza vita, e rifiuta inizialmente il lavoro offertogli, definendosi «not a medical practiotioners» ma «engaged in research» (Frankenstein: S01e01).

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Si interessa immediatamente all’americano, però, appena sente il suo accento straniero:

Do you know anything about electrical currents? Your country is making such strides, as we labour in the dark ages of coal and peat. Have you any experience with the principles and applications of galvanism? (Frankenstein: S01e01)

Il dottore manifesta subito il suo interesse più per la materia viva che per quella morta, ma non può fingere indifferenza quando il cadavere del vampiro viene scoperto. Fornisce, così, agli sconosciuti tutte le informazioni necessarie e torna alla sua curiosa ricerca. Non riesce a resistere neppure quando riceve un biglietto di invito all’Explorer’s Club di Sir Malcolm. Anche questa scena è significativa, poiché pone le basi, a parer mio, di entrambi i personaggi.

When you see a river, you must follow it to its source, no matter the perils, no matter those comrades that fall along the way. You must know how things work. You must unlock. You are dissatisfied always. (Murray: S01e01)

Comprendiamo facilmente che Malcolm Murray interpreterà un’altra faccia della stessa medaglia di Frankenstein e di Walton, se consideriamo il suo ruolo di “esploratore”. Afferma, infatti, che per salvare sua figlia ucciderebbe «the world» (Murray: S01e01), e quando Victor gli domanda quanta parte del mondo avrebbe intenzione di assassinare, lui risponde con un allusivo «Do you care?» (Murray: S01e01).
Il discorso si fa interessante nel momento in cui Murray asserisce di essere alla ricerca del suo stesso scopo. Frankenstein inizia ad infervorarsi e a gesticolare, con espressione risoluta ma folle, quasi fosse improvvisamente vaneggiante.

I seek the truth. I would never chart a river or scale a peak to take its measure or plant a flag. There’s no point. It’s solipsistic self-aggrandizement. So too those scientists who study the planets seeking astronomical enlightenment for its own sake. The botanist studying the variegation of an Amazonian fern. The zoologist caught up in the endless fascination of an adder’s coils. And for what? Knowledge for itself alone? The elation of discovery? Plant your flag on the truth? There is only one worthy goal for scientific exploration… piercing the tissue that separates life from death. Everything else, from the deep bottom of the sea to the top of the highest mountain on the farthest planet, is insignificant. Life and death, Sir Malcolm. The flicker that separates one from the other, fast as a bat’s wing, more beautiful than any sonnet. That is my river. That is my mountain. There I will plant my flag. (Frankenstein: S01e01)

In Penny Dreadful, la particolare attrazione ossessiva di Frankenstein per la conoscenza e la ricerca è enfatizzata, inoltre, sia dallo svariato numero di creature a cui dà vita, cercando di migliorare la “tecnica”, sia dalla sua dipendenza per la morfina, causata da un uso prolungato dovuto all’asma che aveva da bambino. Assistiamo, infatti, ad un flashback sulla triste infanzia del piccolo Frankenstein, che un momento prima riflette sulla morte del suo cane con la madre al suo fianco, un momento dopo la sotterra appena morta di tisi. Si convince allora che la morte non è serena, e inizia a studiare anatomia per porvi rimedio.

Scientifically speaking life’s nothing but a series of chemical reactions. So, to accelerate or decelerate that process is no great matter. It gives us that illusion of power in a life with little. Does it not? And, yes it becomes an addiction, this seeking transcendence. (Frankenstein: S02e09)

Come ho già accennato, possiamo quindi considerare il personaggio di Sir Malcolm un doppio di Frankenstein più crudele e determinato. Victor stesso arriva ad ammonirlo, quando tiene prigioniera una creatura di Dracula, torturandola per avere informazioni sulla figlia e facendo esperimenti su di essa per trovare un’eventuale cura.

When you transform a life, you’re making it anew. Whatever happens to that creature downstairs, we are responsible for it. It is our burden now. Every action builds another link that binds us to it. That chain is everlasting. (Frankenstein: S01e03)

È curioso anche il fatto che Murray crede Mina viva e in ottima salute, nonostante i moniti e i dubbi dei suoi “compagni”, più convinti di doverla uccidere che salvare. Ciò che trovo particolarmente curioso è il discorso che Sir Malcolm rivolge a Vanessa, dopo che Mina gli è apparsa, prima impaurita e bisognosa, subito dopo con un’espressione malvagia e cupa, gli occhi iniettati di sangue.

There was another thought when she was so very close to me, a strange working of memory. I thought of a particular lion hunt many years ago. You’re moving through the tall grass, getting a glimpse of the prey, the shoulders mostly, the mane. You prepare your rifle. You’re very quiet. And then there’s a moment. The wind changes, the grass stops swaying. The lion turns, looks at you. The moment you realize you are no longer the hunter, you are the prey. (Murray: S01e01)

Si tratta dello stesso rapporto persecutore/perseguitato che hanno Frankenstein e la sua creatura nel romanzo di Mary Shelley. Infatti la ragazza non appare loro una sola volta, ma due, prima chiedendo aiuto, poi spaventandoli. Sir Malcolm e i suoi compagni, da predatori quali si credevano, diventano presto la preda, fin quando, alla fine della caccia, sono costretti ad uccidere il mostro in cui Mina è stata trasformata.
C’è tanto dell’eroe romantico in ognuno dei personaggi citati; anche per questo è interessante vederli interagire.

If we are to proceed, we proceed as one, without hesitation, and with fealty to each other alone. This we seek demands nothing less. It’s not for the weak or the kind. No one in this room is kind. That’s why you’re here. Look into each other’s eyes and pledge to go as far as your soul will allow. (Murray: S01e03)

Sir Malcolm e Victor in particolare, come i Frankenstein e Walton del romanzo, condividono il desiderio sconsiderato di raggiungere i propri scopi a qualunque costo. «No one in this room is kind» (Murray: S01e03) dice Murray, mentre la macchina da presa inquadra il volto di Frankenstein, che mostra sempre una determinazione vicina alla follia, gli occhi grandi e cerchiati da nere occhiaie. Hanno in comune il bisogno ardente di sapere, l’insaziabile necessità di esplorare – Malcolm il mondo, Victor l’anatomia umana. Infine, condividono l’angoscia provocata dalle loro azioni.

Do you believe in fate? I don’t mean justice. I mean retribution. I mean facing the consequences of your actions that have produced catastrophe. A sin that is everlasting. One that you have made immortal. (Frankenstein: S01e06)

Inoltre, come Frankenstein ha creato il mostro esclusivamente per se stesso e la gloria personale, anche Murray ha peccato di egoismo quando il figlio Peter in fin di vita gli ha chiesto di chiamare la montagna scoperta in Africa con il suo nome; Sir Malcolm ha usato il loro cognome, ammettendo di averlo fatto con il pensiero rivolto solo a se stesso. «Did we ask for this life?» (Caliban: S02e10) «Or was it your pride?» (Lily: S02e10) chiedono le creature a Victor, che risponde: «To conquer death is an ennobled calling. I am a scientist» (Frankenstein: S02e10).  Frankenstein è uno scienziato, Murray un’esploratore. «Intrepidly moving forward no matter the obstacles. Explorers» (Peter Murray: S02e10) dice il figlio Peter. «You are a man who discovers new worlds always grasping for tomorrow» (Caliban: S02e10) continua Caliban rivolto al suo creatore, in un gioco di dialoghi intrecciati che non nascondono forse lo stesso significato?
«We are all two things in a way, are we not? Deep in the marrow. Angel and Devil. Light and dark. The pull between the two is the active verb which energizes our lives» (Jekyll: S03e02) dice il dottor Jekyll. E il doppio più importante di Victor è sicuramente la sua prima creatura, la sua luce e oscurità. Di tutte quelle che ha creato, cercando sempre di perfezionarsi, Caliban sembra essere il più legato a lui, un’altra parte di se stesso, come non smette mai di fargli notare.

What am I but an extension of you? All your sin emptied into me. I’m your other half your truest self. Don’t blame the children for the father’s cruelty. We were born innocent. You made us into monsters. (Caliban: S02e10)

E c’è altro che Caliban sottolinea molto spesso: «We are bound on a wheel of pain, thee and me. I ask you what is Dr. Frankenstein without his creature?» (Caliban: S02e01). Sembra quasi una minaccia, resa ancora più grave dal precedente «You would do better to ask your soul to leave you» (Caliban: S02e01) come se neanche la sua anima potesse essergli più vicina di lui. Queste parole anticipano, inoltre, una grande verità dei personaggi, sebbene pronunciata da altri. «Do you believe the past can return?» (Ives: S02e02) chiede Vanessa a Sembene, un uomo che lavora per lei e Sir Malcolm. «More than that. It never leaves us. It is who we are» (Sembene: S02e02) è la sua risposta. La creatura non lascerà mai il creatore, come il creatore non potrà mai allontanarsi dalla creatura. Nel romanzo di Mary Shelley questo sfocia nella caccia infinita dei due personaggi fino alla morte di uno di essi, mentre in Penny Dreadful Logan decide di dare una svolta alla storia originale, tentando con audacia laddove l’autrice ha deciso di non spingersi: Frankenstein crea un’ulteriore creatura per Caliban, il quale ha promesso di non recargli più alcuna ingiuria se l’avesse accontentato.

You don’t need to remind me of my sins. Just never forget your own. And this? Creating another sin? Atoning for your first. All the love and companionship you denied me, visit upon her. She is our future, creator. (Caliban: S02e01)

Anche in questo caso Caliban usa il plurale. «She is our future» (Caliban: S02e01) dice riferendosi alla donna che sta per tornare dal regno dei morti.

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Solo con l’abbattersi di una violenta tempesta, Brona Croft, prostituta in fin di vita che Victor uccide per i suoi scopi, si risveglia senza alcuna complicazione. Prima di consegnargliela, Frankenstein dice al suo primogenito di lasciarlo lavorare con lei. Le dà il nome Lily Frankenstein per presentarla come sua cugina, e inizia a prendersene cura, finché disgraziatamente se ne innamora. Sebbene molto diverso dal romanzo, sarebbe interessante approfondire anche questo aspetto della serie.

My whole life, I thought I was bound to live with exceptionality. I was not like my brothers. I was resolutely this disjointed thing, this freakish thing. So, I came to celebrate what uniqueness I had. And now? I wear a flower. I find, lo and behold, I’m just like everyone else. (Frankenstein: S02e06)

Il personaggio di Lily è un’ovvia allusione alla cugina Elizabeth, e, come nel romanzo, la loro relazione non ha esattamente un happy ending. Si può dire che dal giorno della prima creazione, il destino di Frankenstein è segnato. Morte e infelicità lo opprimono dalla nascita della creatura fino alla fine dei suoi giorni. Il mostro uccide, infatti, anche la sua sposa durante la notte di nozze; una notte che Victor non trascorre esattamente con serenità.

I had been calm during the day; but so soon as night obscured the shapes of objects, a thousand fears arose in my mind. I was anxious and watchful, while my right hand grasped a pistol which was hidden in my bosom; every sound terrified me; but I resolved that I would sell my life dearly, and not shrink from the conflict until my own life, or that of my adversary, was extinguished. (Shelley: 143)

Elizabeth lo rende felice, ma la situazione in cui vive e che lui stesso ha creato non gli permette di esserlo troppo a lungo: «Those were the last moments of my life during which I enjoyed the feeling of happiness» (Shelley: 143). In Penny Dreadful anche la storia tra Frankenstein e Lily ha da subito uno sfondo ambiguo. Lily, d’altronde, è la creatura che ha riportato in vita per Caliban, ma la sua straordinaria bellezza lo fa innamorare perdutamente. Dal momento in cui anche lei dichiara il suo amore, tutto sembra andare per il verso sbagliato. «I have surmounted in my life. It’s been my inexorable pattern of behavior. No mystery too deep. No puzzle too complex. They’ve fallen before me» (Frankenstein: S02e08) dice Frankenstein, incapace di gestire la situazione sgradevole. Anche in questo caso si tratta di una conseguenza delle sue azioni irresponsabili e sconsiderate, ma, essendoci di mezzo il cuore e non la mente, il dottore si trova impreparato. Lily finirà, infatti, per rivelarsi ancora più crudele di Caliban, e sceglierà la compagnia di Dorian Gray, essere perfetto e immortale come lei, con cui creare una vera progenie demoniaca.
Nella terza e ultima stagione si insiste sul tema uomo/bestia molto più che in tutta la serie. La prima scena in cui vediamo Frankenstein è, di nuovo, significativa. È completamente impazzito, le occhiaie sempre più evidenti, come i segni delle iniezioni di morfina. Il suo amico fidato, il dottor Jekyll, è tornato a Londra e va a fargli visita. «What a thing, Victor. To have created life. Such a miracle» (Jekyll: S03e01) afferma Henry Jekyll. «Yes, my miracle. And every act of my hideous creations, their every sin, hangs on me. You wonder why I turn to the needle. ‘Twas that or the noose» (Frankenstein: S02e08) risponde Victor, ormai del tutto abbandonato al suo destino ignobile. Ma Jekyll conosce bene il suo amico: «You’re no suicide. You think too much of yourself» (Jekyll: S03e01) dice infatti, totalmente fermo nella sua affermazione. Quello che non sa è quanto Frankenstein sia cambiato dal giorno della creazione di Lily.
Per un po’ di tempo, Victor persevera nelle sue convinzioni, arrivando ad affermare che preferisce essere una bestia, piuttosto che un agnello; sbranare, e non essere sbranato; controllare, e non essere controllato. Ma inizia presto a vacillare: «Which is true? Which is the real man, the beast or the angel?» (Jekyll: S03e03) chiede Jekyll. «We are both good and evil, braided be» (Frankenstein: S03e03) è la sua risposta. Al principio pensa quasi di uccidere la «savage beast» (Frankenstein: S03e08) che Lily è diventata, poi tenta in tutti i modi di trasformarla in un essere umano, facendo in modo di distruggere solo la sua parte bestiale con il siero creato dal dottor Jekyll. L’esitazione aumenta quando la rapisce e la tiene prigioniera. «Even that great demon has proved to be more human than you» (Lily: S03e08) dice Lily, dando voce ad una profonda verità insita anche nel personaggio di Mary Shelley. Chi è la vera bestia, Victor o la creatura?

Do you not see the cruelty of what you are doing, Victor? You created life so let it live. Monstrous, I may be, in your eyes. A savage beast, you say, then so be it! I am the sum part of one woman’s days. No more, no less. That woman has known pain and outrage so terrible that it’s made her into this misshapen thing that you so loathe, but let her be who she is! There are some wounds that can never heal. There are scars that make us who we are. But without them, we don’t exist. (Lily: S03e08)

Il passato ci rende ciò che siamo: ecco il senso del discorso di Lily. Angeli o demoni, agnelli o bestie: la vita, tremendamente crudele e sbalorditiva, mette a dura prova tutti noi. E ognuno fa quel che deve per sopravvivere, fino anche a diventare qualcos’altro – qualcosa che ci permetta di sopportare le sfide che siamo chiamati ad affrontare ogni giorno.
Logan dà una conclusione sorprendente a questo famosissimo personaggio della letteratura inglese. Dopo aver ascoltato il doloroso monologo di Lily ed essendone stato toccato profondamente, Frankenstein decide infatti di lasciarla libera. Una fine curiosa e audace per un personaggio di tale calibro, la rinuncia alla manipolazione e al controllo della natura. Una fine che intende dare un po’ di pace a Victor Frankenstein, e assegnargli finalmente il ruolo di essere umano.
«It is too easy being monsters. Let us try to be human» (Frankenstein: S03e08).

2.1. La creatura di John Logan

Come ho già anticipato, in Penny Dreadful Frankenstein non crea una sola creatura, ma tre. Proteo è la prima che vediamo apparire sul piccolo schermo. Con lui assistiamo ad un vero e proprio processo di nascita: dal risveglio dopo la tempesta, alla pronuncia delle prime parole, alla prima uscita nel mondo, fino addirittura al riaffiorare di qualche ricordo della sua vita passata. Proteo non è chiaramente la creatura del romanzo di Mary Shelley; la prima sequenza in cui appare lo rende abbastanza evidente. Si sveglia senza fare un fiato, si alza silenziosamente e si mostra a Frankenstein con sguardo disorientato e non sofferente; sanguina lievemente dalle ferite, ma la sua figura è armoniosa, affatto bestiale. Quando i loro occhi si incontrano sembra calmarsi; vede una lacrima sul viso di Victor e allunga un dito per prenderla e riporla sul suo. Ride, emozionato, quando sente Frankenstein parlare per la prima volta. Con questo colpo di scena termina la prima puntata, e la storia di Proteo prenderà la maggior parte dello spazio della seconda. Assistiamo ora alla sua prima parola, “Proteo”; le sue prime azioni, insegnategli da Victor; la sua infinita tristezza quando è lasciato solo in casa, come un bambino appena nato da cui il genitore si allontana. Insomma, Proteo è in tutto e per tutto il figlio perfetto, la creatura che Frankenstein ha sempre desiderato creare: bello, amorevole, gentile, intelligente, obbediente. Victor ha in serbo un grande futuro per lui, intende insegnargli a vivere nel mondo reale come un uomo qualsiasi, gli promette successo e infinite amicizie. Ed è proprio nel momento di maggiore speranza che assistiamo alla sua fine.
«Your first born has returned, father» (Caliban: S01e02). Queste sono le parole del primogenito di Frankenstein, pronunciate dopo aver ucciso Proteo, comparendo all’improvviso alle sue spalle. Si tratta di una scena sconvolgente, cruenta e sanguinaria. La prima immagine che abbiamo di lui, quindi, è simile a quella del mostro di Mary Shelley che uccide il piccolo William. «His countenance bespoke bitter anguish, combined with disdain and malignity, while its unearthly ugliness rendered it almost too horrible for human eyes» (Shelley: 84) dice Frankenstein nel romanzo. E così appare Caliban nella prima inquadratura del suo volto.

Did you think I wouldn’t find you? Did you imagine that I was dead? That I could die? You know better, Frankenstein. I would seek you even unto the maelstrom of the blackest tempest of the darkest night. Stand and face me! Look upon this face anew. Is it not well made? Is the language not rich with felicity of expression? Are the eyes not alert? Are these not the eyes that you looked into Once? Hear how I bled. (Caliban: S01e03)

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Inizia ora il suo racconto, in un flashback carico di commozione. Vediamo la creatura nascere in una terribile sofferenza, urlando e sanguinando da ogni parte del corpo.

I beheld the wretch—the miserable monster whom I had created. He held up the curtain of the bed; and his eyes, if eyes they may be called, were fixed on me. His jaws opened, and he muttered some inarticulate sounds, while a grin wrinkled his cheeks. He might have spoken, but I did not hear; one hand was stretched out, seemingly to detain me, but I escaped, and rushed down stairs. (Shelley: 59)

Insegue Frankenstein per cercare aiuto, le braccia tese verso di lui, ma lo vede fuggire via, scappare terrorizzato.

Surely this was not the Protean man you’d envisioned. This was not a golden triumph over mortality, the lyrical Adonais, of which Shelley wrote. This was abomination. No! And so you fled. The first human action that I experienced was rejection. So do not wonder at my loathing of your species. (Caliban: S01e03)

Da quel momento in poi è solo, costretto ad affacciarsi alla vita con le proprie uniche forze, credendo di essere il mostro che vedeva allo specchio e di meritare quel trattamento. «Has there ever been a creature so alone? So utterly helpless? Was every new-born creature abandoned the moment they were born? Was this what life was?» (Caliban: S01e03). Studia le persone dall’unica finestra del luogo in cui si trova. «I learned how people were. How animals were treated. There was no doubt in my mind that I was an animal. How could there be a doubt? Was it not a countenance made for predation?» (Caliban: S01e03). Impara a parlare grazie ai libri di poesia di Frankenstein, prettamente romantici.

No wonder you fled from me. I am not a creation of the antique pastoral world. I am modernity personified. Did you not know that’s what you were creating? The modern age. Did you really imagine that your modern creation would hold to the values of Keats and Wordsworth? We are men of iron and mechanization now. We are steam engines and turbines. Were you really so naive to imagine that we’d see eternity in a daffodil? Who is the child, Frankenstein, thee or me? You ran from me once. Never again. We are the Janus mask. Inseparable. (Caliban: S01e03)

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Ma Frankenstein è ancora sconvolto per la morte di Proteo, e non riesce a fare altro che domandare “perché?”. «Aborting your child before it could know pain? It is a mercy.
You bore me for nothing but pain!» (Caliban: S01e03) risponde Caliban.
Il suo racconto continua durante tutta la puntata, anche qui prendendo un sostanziale spazio rispetto al resto della storia. A questo punto la creatura racconta come ha conosciuto l’odio e la compassione. Discostandosi dal romanzo, Logan cerca di introdurre elementi fondamentali di quell’epoca, come il teatro. Ed è proprio ora che, dopo essere stato picchiato e additato come “freak”, Caliban impara a riconoscere anche la pietà. Un uomo si avvicina a lui e cerca di aiutarlo a destreggiarsi in quel mondo crudele: Vincent Brand è un vecchio attore di teatro che lo prende sotto la sua ala e gli permette di vivere e lavorare dietro le quinte del Grand Guignol, dandogli il nome “Caliban”. «There is a place where the malformed find grace, where the hideous can be beautiful, where strangeness is not shunned, but celebrated. This place is the theatre» (Brand: S01e03). Per la prima volta qualcuno si è mostrato gentile nei suoi confronti, e Caliban ha compreso di non essere più bestia di certi esseri umani.
Al termine della sua storia, Frankenstein si scusa dicendo di non poter cambiare il passato, ed è allora che Caliban gli chiede un futuro: «In this life, there are hungers that compel us. Food, shelter, warmth, even poetry. But one thing stands titanic: love» (Caliban: S01e03). «I can never love you» (Frankenstein: S01e03) dice Frankenstein, con la solita freddezza che gli si addice. «I do not seek your love, demon! I do not seek what is not there. I would weep for you if ever I’d learned how. No. I seek a companion» (Caliban: S01e03) ribatte Caliban. A questo punto è interessante sottolineare che da ora in poi non sarà più il creatore ad usare il nome “demon” per la creatura, ma l’opposto. È singolare, poiché in questo modo Logan ci propone un cambiamento di veduta, come ho già accennato: chi è la bestia? Il creatore o la creatura?

Look around. Take your pick. You will make me an immortal mate. A woman. Like myself, everlasting. This you shall do. Or I will strike down all those you love and render your brightest day your darkest night. Do not test me, Frankenstein. You have not known horror until I have shown it to you. (Caliban: S01e03)

Fino a questo momento ritroviamo molto del romanzo di Mary Shelley in Penny Dreadful. Il mostro comincerà a seguire Frankenstein ovunque andrà, e non lo lascerà libero finché non avrà la sua compagna. Non smetterà di uccidere, per raggiungere il suo scopo, continuando con il professor Van Helsing, caro amico di Victor. Ma ora Logan ci presenta una sfumatura di Caliban che nel libro apprezziamo ben poco: la sua umanità.
Presto viene cacciato dal teatro dove lavora, dopo aver frainteso le intenzioni di una giovane attrice – l’unica ad essere stata gentile con lui – e aver tentato di baciarla contro la sua volontà. Ha un solo posto dove andare, ed è il laboratorio di Frankenstein. Abbattuto e tremendamente solo, si abbandona ad un incredibile monologo che riprende molto la creatura originale.

What dreams I had of my mate. Of another being, looking into these eyes, upon this face, and recoiling not. But how could that happen? For the monster is not in my face, but in my soul. I once thought that if I was like other men, I would be happy and loved. The malignance has grown, you see, from the outside in. And this shattered visage merely reflects the abomination that is my heart. Oh, my creator, why, why did you not make me of steel and stone? Why did you allow me to feel? I would rather be the corpse I was than the man I am. (Caliban: S01e08)

Il mostro è nel suo cuore, dice infatti, come la creatura di Mary Shelley, consapevole di aver commesso azioni terribili. Si chiede, inoltre, il motivo di tanta sofferenza. «Oh, that I had for ever remained in my native wood, nor known nor felt beyond the sensations of hunger, thirst, and heat!» (Shelley: 98) dice anche il mostro di Mary Shelley.
Nel frattempo Frankenstein si occupa della creatura da donare a Caliban, e la seconda stagione si apre con la sua nascita. Per crearla, Victor usufruisce del corpo di Brona Croft, una prostituta in punto di morte che uccide per il suo scopo. Quando si risveglia non ha nulla a che vedere con il primogenito del dottore; la sua figura è armoniosa e bellissima agli occhi dei due uomini.

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Frankenstein le dà il nome “Lily”, la tinge di biondo e la presenta a tutti come sua cugina, iniziando ad insegnarle di nuovo a comportarsi in modo appropriato. Lily si mostra molto ingenua, ignara di come sia arrivata nel piccolo appartamento del dottore, che la convince di aver avuto un incidente e di aver perso la memoria. Comincia a darle informazioni riguardo al loro rapporto e soprattutto alla sua relazione con Caliban. “Il suo promesso sposo” tenta varie volte un approccio con lei, ma Lily sembra impaurita e non riesce a guardarlo in volto, spaventata dal suo aspetto non ordinario.
Una delle prime volte che Victor la porta fuori per sperimentare quanto imparato e fare pratica sul campo, incontrano Dorian Gray, con cui Brona aveva avuto un breve incontro. La creatura si rapporta a lui in modo diverso, sembra quasi ricordarlo e apprezzare le sue attenzioni, nonostante sia solo stata usata. Una sera, dopo aver trascorso del tempo in sua compagnia, la vediamo entrare in un pub e adescare un uomo. Lo uccide a mani nude subito dopo aver svolto il suo “vecchio lavoro”. Si scoprirà presto che Lily, infatti, ricorda perfettamente tutto ciò che le è successo, compresa la sua vita prima della morte. Inizia ad adottare un comportamento del tutto nuovo nei confronti di Victor, definendolo ridicolo per essersi innamorato di lei. Il suo tono e il suo volto cambiano radicalmente, e la sua nuova natura comincia a mostrarsi in tutta la sua crudeltà.

Now they shall kneel to me. As you do, monster. My monster. My beautiful corpse. How clever he’s been, our creator. But our little God has brought forth not angels but demons. Thee and me. And what should we do with this power, undead thing? You’re a thoughtful man, a philosopher even. So, tell me. Why do we exist? Why have we been chosen? Tell me. Is it to suffer? Yes. Must it be? How can it be other? We long for that we cannot have. We were created to rule, my love. And the blood of mankind will water our Garden. Us and our kin and our children, and our generations. We are the conquerors. We are the pure blood. We are steel and sinew both. We are the next thousand years. We are the dead. (Lily: S02e08)

Questo è il discorso che rivolge a Caliban, dopo averlo aggredito e spaventato. Perfino lui comprende che quella donna è tutt’altro che una sua simile, come lui desiderava. Lily è la malvagità in persona, una creatura immortale e invincibile, senza il minimo rimorso, né un briciolo di umanità rimasto. Caliban vi rinuncia, e Victor è costretto a fare lo stesso, quando lei sceglie Dorian Gray al posto di entrambi. In preda alla disperazione Frankenstein tenta di ucciderla, sparandole un colpo di pistola al petto, e riservando lo stesso trattamento a Dorian Gray. Inutile dire che non rimane loro neppure un graffio.

Please, Creator, you made me too well for that. I’ve experienced so many sensations over the years but never one precisely like this. Complete supremacy. Cruelty even. Ascendancy. Conquest. (Lily: S02e10)

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Quando Dorian le chiede se ha intenzione di ucciderlo, Lily continua a mostrare fieramente la sua natura malvagia.

Let him live. Let him live with what he has created, a master race. A race of immortals, meant to command. Soon he will kneel to us. They all will. When our day has come you will know terror. Until then, little man live with the knowledge of what you have spawned and suffer. (Lily: S02e10)

Da questo momento in poi il suo unico scopo sarà farla pagare ad ogni uomo che sfrutta e maltratta le donne. Con l’aiuto di Dorian Gray, anch’egli immortale e privo di sentimenti, spargerà sangue e recluterà donne insoddisfatte, per la maggior parte prostitute stanche della loro condizione vergognosa ma inevitabile. Il grande sogno di Lily, però, si spegnerà presto. Infatti quando Dorian si stanca di quell’ennesima distrazione, la riconsegna a Victor, che ha intenzione di eliminare la sua crudeltà con il siero creato dal suo amico Jekyll. Frankenstein vorrebbe riavere la donna che Lily era prima di conoscere quell’uomo e lo sfarzo che poteva offrirle, ma lei confessa di non essere mai stata realmente quella donna. Il ricordo di ciò che aveva vissuto era troppo doloroso per sfuggirne. Rinascendo in tali vesti non poteva far altro che combatterlo e prendersi la rivincita per tutto quello che aveva perso, compresa sua figlia di appena un anno. Victor la libera quando lei lo implora di non farle dimenticare sua figlia iniettandole quel siero. Lily, a questo punto, torna da Dorian per l’ultima volta. «Passion will undo the best of us and lead only to tragedy. It’s ever thus for those who care so deeply» (Gray: S03e09) dice vedendola soffrire per la morte di una delle ragazze che aveva preso con sé. «Better not to care at all, Dorian? I don’t want to live like that. An eternity without passion? Without affection? Caring for nothing?» (Lily: S03e09) risponde lei, prima di dirgli addio e lasciarlo per sempre.
Parallela alla storia di Lily, nella seconda stagione vediamo Caliban cercare un altro lavoro e trovare un’anomala accoglienza presso una famiglia che possiede un museo delle cere. Da questo momento in poi si presenterà come John Clare, nome di un poeta inglese.

I’ve always been moved by John Clare’s story. By all accounts, he was only 5 feet tall, so considered freakish. Perhaps due to this, he felt a singular affinity with the outcasts and the unloved. The ugly animals. The broken things. (Caliban: S02e05)

Nel museo, l’uomo e la figlia cieca riproducono scene dei più sanguinari omicidi londinesi. In quel luogo Caliban non si sente affatto fuori posto, è felice di non essere guardato come un mostro e di avere un’altra possibilità. «Some people think that’s what life is. Born fresh to suffer. Now I’m not sure» (Caliban: S02e04) confessa alla ragazza. Comincia a manifestare amore verso il mondo e gli esseri che lo popolano, e lo afferma con convinzione e serenità.

I read the Bible when I was younger but then I discovered Wordsworth and the old platitudes and parables seemed anemic. Even unnecessary. Mr. Wordsworth has a lot to answer for, then. The glory of life surmounts the fear of death. Good Christians fear hellfire so to avoid it they are kind to their fellow man. Good pagans do not have this fear so they can be who they are. Good or ill, as their nature dictates. We have no fear of God so we are accountable to no one but each other. That’s a profound responsibility. And why you do this, no doubt. Helping those in need. I believe in this world and those creatures that fill it. That’s always been enough for me. Look around you. Sacred mysteries at every turn. (Caliban: S02e02)

Dopotutto è un uomo anche lui, e prova tutto ciò che un essere umano è in grado di provare: amore, tristezza, gioia, odio, rancore, compassione, sorpresa, solitudine.

True evil is above all things, seductive. When the devil knocks at your door, he doesn’t have cloven hooves. He is beautiful and offers you your heart’s desire in whispered airs. Like a siren beckoning you to her ruinous shore. And what do you do, when that siren sings? You save your soul. Or you give it to her. (Caliban: S02e09)

«But then you’re damned» (Putney: S02e09) dice il proprietario del museo. «But you’re not alone» (Caliban: S02e09) risponde Caliban.
Ben presto, però, Oscar Putney e tutta la sua famiglia non si rivelano essere le persone che sembravano. Il loro unico scopo, infatti, è quello di inserire Caliban nella nuova parte del museo che intendono creare, dedicata alle “attrazioni”. I Putney vogliono fare di lui il re dei mostri, e lo rinchiudono in una cella per mostrargli lo scenario che hanno in mente e offrirgli soldi se spaventerà i clienti di sua spontanea volontà. Caliban è ovviamente sconvolto dal tradimento, in particolare dal ruolo della ragazza cieca, colei che lo rinchiude nella piccola prigione. La loro sorte non sarà delle migliori. Dopo aver ucciso i genitori e aver lasciato lei viva per punizione, fugge via. Alla domanda della sua unica vera amica Vanessa «where will you go?» (Ives: S02e10) risponde: «Where I belong. Away from mankind. This dream I had, this long dream of kinship with those unlike me it is gone» (Caliban: S02e10). Ma anche Vanessa è diversa dal resto del mondo, ed è l’unica persona in grado di capirlo davvero. «I think you are the most human man I have ever known» (Ives: S02e10) sono le parole con cui lo saluta; una frase dai mille significati che lo tocca profondamente.
Caliban parte per il Polo Nord, solo e tremendamente infelice. Sulla nave stanno morendo di freddo e di fame, e vicino ad una bambina in punto di morte inizia a ricordare brevi stralci della sua vita passata. Torna immediatamente a Londra a cercare la sua famiglia e trova la moglie. Le racconta la sua storia e straordinariamente lei crede ad ogni parola. Anche dopo aver ascoltato il suo discorso su quanto sia diverso dall’uomo che era una volta, ora pieno di peccati, odio e oscurità, sua moglie lo tratta con affetto e lo riporta a casa. Il figlio lo abbraccia, felice. Ma il bambino è in punto di morte, e quando la malattia lo uccide, la donna è preda di una follia che forse doveva aspettarsi. Lo obbliga a portare il corpo del figlio dal dottor Frankenstein, altrimenti non avrebbe più voluto vederlo. Caliban, invece, resta di nuovo sorpreso da quel comportamento, e dà ancora una volta prova della sua infinita umanità lasciando il bambino al mare.
Creatura e creatore non si incontreranno più. Ciò che li unisce in questa ultima stagione è solo Vanessa Ives, grande amica di entrambi.

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Penny Dreadful termina ancora una volta con un funerale, e stavolta è quello della protagonista, Vanessa stessa. Vanessa, infatti, è la vera protagonista della serie, la donna che i due demoni – Satana e Dracula – si contendono e cercano di condurre verso il lato oscuro. Secondo una profezia, se Vanessa cederà e si unirà a loro, l’apocalisse si abbatterà sulla Terra. Ma anche Vanessa, come tutti i personaggi, è un “outcast”, un’emarginata, poiché diversa dal resto del mondo. E alla fine non potrà che cedere alla sua vera natura, facendo sì che la profezia si avveri. Ethan Chandler, il licantropo, è costretto ad ucciderla per liberare la Terra e la sua anima, da troppo tempo priva di pace. Tutto ha sempre ruotato intorno a lei, e ora che è scomparsa per sempre ognuno di loro dovrà fare i conti con la nuova realtà. Malcolm Murray decide di non partire per altre spedizioni in giro per il mondo; Ethan resta con lui, ripensando alla sua decisione di tornare in America, dato che la sua unica famiglia ormai si trova a Londra; Victor rinuncia a manipolare ancora la natura, dimostrandosi finalmente un essere umano; Caliban abbandona sua moglie per salvare l’anima di suo figlio e Lily lascia Dorian, scegliendo anche lei una vita degna di un essere umano. Tutti loro finiscono per chiudere con il passato alla volta di un futuro diverso ma comunque ignoto; perfino Lily, ormai consapevole di non essere né Brona Croft, né Lily Frankenstein.

Why people in this world hate what is not them. Why they fear all they don’t know. Why they hate themselves most of all. For being weak, for being old. For being everything altogether that is not god-like. Which of us can be that? Monsters all, are we not? Some perhaps more than others. (Clayton: S02e03)

L’immagine con cui si chiude la serie riprende i personaggi principali dello show, o, per meglio dire, uno in particolare: Caliban sulla tomba di Vanessa. Entrambi possono definirsi reietti, scarti della società che nessuno ha mai realmente compreso.

There was a time when meadow, grove, and stream, the earth, and every common sight, to me did seem apparell’d in celestial light. The glory and the freshness of a dream. It is not now as it hath been of yore. Turn wheresoe’er I may, by night or day, the things which I have seen I now can see no more. But there’s a tree, of many, one. A single field which I have looked upon. Both of them speak of something that is gone. The pansy at my feet doth the same tale repeat. Whither is fled the visionary gleam? Where is it now, the glory and the dream? (Caliban: S03e09)

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Con una sensazione amara e un sentimento di afflizione ci lascia questo finale, da un certo punto di vista aperto. La stessa rievocazione dei versi dell’ode all’immortalità di Wordsworth in chiusura della serie è in parte ambigua. Cosa vuole dirci Logan? Che fine faranno i personaggi a questo punto della storia? È singolare che uno show prettamente fondato su personaggi immortali termini con la dipartita della protagonista mortale. Si potrebbe interpretare questo colpo di scena come una disgrazia necessaria per la realizzazione di un futuro migliore? Purtroppo non per tutti.
Come ho già affermato in precedenza, Vanessa era una presenza fondamentale per ognuno di loro, e la sua scomparsa deve certamente avere un peso importante. Alla luce di questo, i versi di Wordsworth, pronunciati da Caliban, potrebbero rievocare una riflessione sulla condizione mortale. Il dottor Frankenstein, Ethan e Malcolm Murray hanno la possibilità di costruire un futuro più soddisfacente, ma alle creature immortali, Caliban, Lily e Dorian Gray, non rimane che un’eternità di ignoto. Mentre Vanessa nella morte ha trovato la pace, è probabile che loro non la troveranno mai.

2.3. Caliban e la creatura: i selvaggi di Shakespeare e Shelley

“Caliban” è un personaggio dell’opera teatrale di Shakespeare The Tempest, ma è anche il primo nome che viene dato alla creatura di Frankenstein in Penny Dreadful. Il vecchio attore di teatro Vincent Brand, reduce da una vita di rappresentazioni teatrali di Shakespeare, ritiene questo il nome più adatto a lui: «Fear not. You shall have a nom de theater. Do you know The Tempest? You shall be Caliban» (Brand: S01e03).
The Tempest è una commedia in cinque atti che racconta la storia di Prospero, duca spodestato di Milano, che con i suoi poteri scatena una tempesta per far naufragare il re di Napoli e suo fratello Antonio, e reimpossessarsi del ducato.
Caliban è lo schiavo di Prospero, descritto come un mostro selvaggio che ha vissuto dodici anni sull’isola insieme a lui e alla figlia Miranda, e che potremmo identificare come il doppio del protagonista. Infatti «Caliban lost is realm, just as Prospero had lost his dukedom. Caliban was overthrown by Prospero, just as Prospero had been overthrown by Antonio» (Kott: 247). Ma la critica vede in lui anche «il poeta che guarda in retrospettiva la sua formazione e ne denuncia, con un atto di autocritica, le manchevolezze. Perché Calibano, nella sua bruttezza fisica e morale, è poeta» (Raponi: 12,13), un poeta che conosce e ama la sua isola.

Be not afeard; the isle is full of noises,
Sounds and sweet airs, that give delight and hurt not.
Sometimes a thousand twangling instruments
Will hum about mine ears, and sometime voices
That, if I then had waked after long sleep,
Will make me sleep again: and then, in dreaming,
The clouds methought would open and show riches
Ready to drop upon me that, when I waked,
I cried to dream again. (Shakespeare: 130)

E non è una coincidenza che la stessa creatura successivamente sceglierà per se stessa il nome del poeta John Clare.
Come quella del mostro di Frankenstein, inoltre, anche l’entrata in scena di Caliban è significativa. Il suo personaggio viene introdotto da una serie di appellativi offensivi, quali “slave”, “earth”, “tortoise”, “poisonous”, “got by the devil”, “lying”, “abhorred”, “savage”, “filth”, provocando la sua reazione scortese.

As wicked dew as e’er my mother brushed
With raven’s feather from unwholesome fen
Drop on you both! A southwest blow on ye
And blister you all o’er! (Shakespeare: 40,41)

Anche lui, quindi, viene presentato come un mostro malvagio, ma sappiamo bene che l’apparenza inganna. Caliban, infatti, si comporta in modo sgarbato a causa delle azioni del suo “padrone”. «This island’s mine, by Sycorax my mother, / Which thou takest from me» (Shakespeare: 42). Veniamo a sapere così che Prospero ha “rubato” l’isola a Caliban, dopo che lui ha tentato di abusare della figlia Miranda. Come la creatura, però, Caliban non si pente affatto delle sue azioni: «O ho, o ho! would ’t had been done! / Thou didst prevent me; I had peopled else / This isle with Calibans» (Shakespeare: 44), e esattamente come lei incolpa i suoi “padroni” per avergli donato gli strumenti per maledirli: «You taught me language; and my profit on ’t / Is, I know how to curse. The red plague rid you / For learning me your language!» (Shakespeare: 44, 46).
«Nobody has a good word for Caliban: he is a born devil to Prospero, an abhorred slave to Miranda, and to others not obviously his superiors either in intelligence or virtue he is a puppy-headed monster, a mooncalf, and a plain fish» (Frye: 188) dice Northrop Frye nella sua introduzione all’opera.

Abhorrèd slave,
Which any print of goodness wilt not take,
Being capable of all ill! I pitied thee,
Took pains to make thee speak, taught thee each hour
One thing or other. When thou didst not, savage,
Know thine own meaning, but wouldst gabble like
A thing most brutish, I endowed thy purposes
With words that made them known. But thy vile race,
Though thou didst learn, had that in ’t which good natures
Could not abide to be with. Therefore wast thou
Deservedly confined into this rock,
Who hadst deserved more than a prison. (Shakespeare: 44)

Come quello di Mary Shelley e John Logan, anche il personaggio di Shakespeare è un mostro, generato dal demonio, capace solo di malvagità; anche lui è ritenuto un essere il quale per natura non sarà mai in grado di buone azioni. Ma c’è una spiegazione più profonda per il suo comportamento:

As a natural man, Caliban is mere nature, nature without nurture, as Prospero would say: the nature that manifests itself more as an instinctive propensity to evil than as the calculated criminality of Antonio and Sebastian, which is rationally corrupted nature. But to an Elizabethan poet “nature” had an upper level, a cosmic and moral order that may be entered through education, obedience to law, and the habit of virtue. (Frye: 189)

Caliban, quindi, è il selvaggio, l’essere che non potrà mai inserirsi nella società perché non educato, inesperto e inadatto alla vita in comunità, così come la creatura. Non solo: anche lui è visto come uno scherzo della natura, un fenomeno da baraccone, tanto che Trinculo si chiede quanto potrebbe guadagnare usandolo come attrazione per il pubblico:

Were I in England now, as once I was, and had but this fish painted, not a holiday fool there but would give a piece of silver: there would this monster make a man; any strange beast there makes a man: when they will not give a doit to relieve a lame beggar, they will lazy out ten to see a dead Indian. (Shakespeare: 98)

La stessa sorte rischiava la creatura di Frankenstein in Penny Dreadful se non si fosse liberata dalla prigionia dei Putney.
Un ultimo confronto è d’obbligo: al termine dell’opera, assistiamo ad un riavvicinamento dei personaggi di Prospero e Caliban. Quando Prospero confessa di essere il duca spodestato di Milano, libera Caliban, che promette di essere «wise hereafter / And seek for grace» (Shakespeare: 206). Con questi e i versi del servo «O Setebos, these be brave spirits indeed! / How fine my master is! I am afraid / He will chastise me» (Shakespeare: 202) possiamo parlare di qualcosa di molto simile al perdono, che non si realizzerà mai per Frankenstein e la sua creatura.

Oh, Frankenstein! generous and self-devoted being! What does it avail that I now ask thee to pardon me? I, who irretrievably destroyed thee by destroying all thou lovedst. Alas! he is cold, he cannot answer me. (Shelley: 157)

In conclusione, possiamo considerare l’isola dove si svolge la commedia come il teatro stesso, il palcoscenico su cui si muovono i personaggi per uno scopo ben preciso: una ricerca «intorno ai modi di conoscere il reale» che «si effettua attraverso il processo di conoscenza in cui tutti i personaggi sono coinvolti» (Lombardo: X). Dice Agostino Lombardo, nella sua introduzione all’opera, che con The Tempest Shakespeare intende rappresentare il «tentativo dell’uomo di instaurare un rapporto con il reale», il «suo sforzo per percepirlo, individuarlo, fissarne i lineamenti – delle difficoltà che incontra, degli inganni che subisce, della fatica con cui giunge ad un grado (sempre imperfetto, mai totale e totalizzante) di conoscenza» (Lombardo: X). Non è forse questo anche il tentativo della creatura? Sia il personaggio di Mary Shelley, sia quello di John Logan, in fondo, cercano solo di imparare, acquisire una certa conoscenza ed esperienza per superare le situazioni sfavorevoli e poter vivere in un mondo non propriamente a loro immagine e somiglianza, ma in cui si trovano a vivere loro malgrado. «La verità che si acquista» continua Lombardo «è soprattutto conoscenza della propria precarietà e finitudine, della propria imperfezione e debolezza» (Lombardo: XI), sia per Frankenstein che, come Prospero, «ha scoperto il fallimento del suo sogno faustiano di dominare la natura, di possedere veramente Caliban», sia per la creatura, la cui prova della sua natura di essere umano è contenuta nella consapevolezza di non poter sfuggire a una vita di sofferenze.
«Il paradiso è perduto e all’uomo – all’uomo moderno – non resta che inoltrarsi con dolore e fatica nell’enigma angoscioso della vita» (Lombardo: XI).

 Bibliografia

  •  Mary Shelley, Frankenstein, a cura di Karen Karbiener, New York, Barnes & Noble Classics, 2003.
  • Giorgio Borroni, introduzione a Frankenstein, Milano, Feltrinelli, 2015.
  • Penny Dreadful, ideato da John Logan, Desert Wolf Productions, Neal Street Productions, 2014-2016.
  • Harold Bloom, Mary Shelley’s Frankenstein (Bloom’s Guides), New York, Blooms Literary Criticism, 2007.
  • Anca Munteanu, CliffsComplete Frankenstein: Complete Study Edition (Cliffs Notes), Cliffs Notes, 2001.
  • William Shakespeare, The Tempest, trad. it. e introduzione di Agostino Lombardo, Milano, Feltrinelli, 2016.
  • Goffredo Raponi, introduzione a La Tempesta, Web design, Editoria, Multimedia, 2014.
  • Jan Kott, Shakespeare Our Contemporary, New York, Norton, 1974.
  • Northrop Frye, introduzione a The Tempest, Toronto, University of Toronto Press, 2010.
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